Nel 2026 il settore del vaping in Italia si presenta come un mercato strutturato, regolamentato e caratterizzato da una concorrenza ormai matura. Aprire un negozio di sigarette elettroniche non è più un’attività pionieristica, ma un progetto imprenditoriale che richiede valutazioni economiche, normative e strategiche precise. In questo contesto, il franchising rappresenta una delle formule più utilizzate per l’ingresso nel settore, soprattutto da parte di imprenditori alla prima esperienza.
Il contesto di mercato nel 2026
Il mercato del vaping ha attraversato negli ultimi anni una fase di assestamento. Dopo la rapida espansione iniziale, il numero di punti vendita si è stabilizzato, con una maggiore selezione naturale degli operatori. Nel 2026 la domanda è sostenuta principalmente da consumatori già informati, con aspettative precise in termini di qualità dei prodotti, assistenza e disponibilità di marchi affidabili.
Parallelamente, il quadro normativo rimane un elemento centrale. Accise sui liquidi, obblighi di tracciabilità e limiti alla comunicazione commerciale incidono direttamente sui margini e sulle strategie dei negozianti. Per questo motivo, molti nuovi operatori preferiscono affidarsi a strutture già organizzate, capaci di gestire gli aspetti burocratici e di approvvigionamento.
Chi può vendere le sigarette elettroniche?
In Italia, la vendita di sigarette elettroniche è consentita alle tabaccherie o da chi ha una licenza specifica da chiedere ad ADM relativa alla vendita di prodotti liquidi da inalazione.
Inoltre, i venditori devono garantire che i prodotti siano conformi agli standard di sicurezza e qualità stabiliti dalla legge. È consigliabile consultare un esperto legale o un commercialista per orientarsi tra le varie disposizioni e ottenere le autorizzazioni necessarie.
Il franchising come modello di ingresso
Il franchising nel vaping si è consolidato come soluzione che riduce alcune delle complessità tipiche dell’avvio di un’attività indipendente. I principali vantaggi sono legati a:
• accesso immediato a un marchio riconosciuto;
• supporto nella scelta della location e nell’allestimento del punto vendita;
• condizioni di acquisto centralizzate;
• assistenza su normative e adempimenti fiscali.
In cambio, l’affiliato accetta vincoli contrattuali, come l’esclusività di fornitura, il rispetto di linee guida commerciali e il pagamento di fee iniziali o ricorrenti. Nel 2026, il franchising non va quindi visto come una garanzia di successo, ma come uno strumento di standardizzazione e riduzione del rischio operativo.
Principali reti in franchising
Tra le realtà più strutturate operanti in Italia si colloca Vaping Company, che propone un modello orientato alla distribuzione multicanale, combinando negozi fisici e supporto e-commerce. L’approccio è focalizzato su un assortimento ampio e su una logistica centralizzata, elementi rilevanti in un mercato con frequenti aggiornamenti normativi.
Esistono inoltre reti più piccole o regionali, spesso collegate a produttori di liquidi o distributori, che offrono formule di affiliazione meno strutturate ma anche con minori costi di ingresso. Queste soluzioni richiedono però una maggiore autonomia gestionale da parte dell’affiliato.
I competitor e il modello indipendente
Accanto al franchising, il modello del negozio indipendente continua a essere presente, soprattutto nelle aree dove il mercato è già saturo di insegne in affiliazione. Gli indipendenti possono differenziarsi puntando su nicchie specifiche, come liquidi artigianali, hardware avanzato o consulenza tecnica personalizzata.
Tuttavia, rispetto ai franchisee, i negozi indipendenti affrontano maggiori difficoltà in termini di potere d’acquisto, gestione degli stock e aggiornamento normativo. Nel 2026 la competizione non si gioca solo sul prezzo, ma sulla capacità di garantire continuità di prodotto e conformità alle regole, aspetti in cui le reti strutturate risultano avvantaggiate.
Valutazioni economiche e strategiche
Aprire un negozio di sigarette elettroniche in franchising nel 2026 comporta investimenti iniziali variabili, che includono fee di ingresso, allestimento e capitale circolante. A questi si aggiungono costi ricorrenti legati a royalties o obblighi di acquisto minimo. È quindi fondamentale analizzare il contratto di affiliazione e confrontarlo con un business plan indipendente.
La scelta tra franchising e attività autonoma dipende dal profilo dell’imprenditore, dalla disponibilità di capitale e dal contesto locale. In un mercato maturo e regolamentato, la differenza non è data dalla formula in sé, ma dalla capacità di adattarsi a un settore in continua evoluzione.
Nel 2026 aprire un negozio di vaping richiede un approccio pragmatico. Il franchising rappresenta una soluzione diffusa e strutturata, ma non priva di vincoli: la presenza di competitor consolidati impone analisi accurate del territorio e del modello di business. In un settore stabilizzato, la sostenibilità dell’attività dipende soprattutto dall’efficienza operativa e dal rispetto delle regole, più che da dinamiche di espansione rapida.